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Il paradiso di sesso e mare 4 Cesar
Matertattoo
21.06.2026 |
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"Presi i tonnarelli freschi di Mario e preparai il sugo con le guacuco che avevamo pescato la mattina..."
La mattina della partenza fu tutto estremamente rapido. La pista di Gran Roque era a nemmeno cento metri dalla posada, una striscia di terra battuta che tagliava l’isola. Salimmo sul bimotore da sei posti; i motori iniziarono a rullare sollevando un polverone e in pochi istanti eravamo in volo, lasciandoci alle spalle l’atollo per fare ritorno a Isla Margarita.Rientrati nel nostro appartamento a Porlamar,e dopo esserci riposati e dato che Stafany non sarebbe andata al lavoro decidemmo di uscire la sera . Così decisi di chiamare anche Cesar. Eravamo molto amici e passavamo tantissimo tempo insieme, quindi mi sembrò naturale coinvolgerlo subito.
— Papito! — rispose al telefono con la sua solita voce squillante.
— Ciao, marica. Stasera io e Stefany andiamo a fare un giro al casinò. Dai, muoviti che ti passiamo a prendere.
Cesar non se lo fece ripetere due volte. Passammo da lui in macchina: salì a bordo con la sua solita energia teatrale, alto, magrissimo, già profumato e pronto per la notte. Durante il tragitto verso il casinò, l'atmosfera in auto era rilassata e divertente. Cesar era un ascoltatore vorace di racconti sessuali; gli piaceva sapere ogni minimo dettaglio, soprattutto se c'erano di mezzo storie piccanti.
— Allora? — esclamò gesticolando sul sedile, allungando le parole con il suo tono da attore. — Com'è andata a Los Roques? Vi vedo belli rilassati, raccontate a questo vecchio porco!
Iniziai a raccontargli dell'atollo e della coppia di tedeschi che avevamo conosciuto, Andrea e Jonas. Gli spiegai di come lei fosse una bionda giunonica e pazzesca, e di come ci fossimo divertiti fino all'ultima notte nella stanza della posada prima di partire. Cesar ascoltava ogni parola senza perdersi una virgola, con un'espressione di puro divertimento.
Arrivati a destinazione, entrammo nella sala da gioco. L'ambiente era quello classico che frequentavamo spesso: luci, il rumore delle fiches e dei tavoli da roulette, e quel viavai di gente tipico di Margarita. Ma quella sera non avevamo voglia di scommettere sul serio; ci sedemmo a un tavolino da parte per passare una serata tranquilla, ordinando da bere. Cesar stringeva tra le dita il suo bicchiere di ottimo whisky invecchiato e, riprendendo il discorso della macchina, commentò con la sua solita ironia:
— ¡No me digas,papito my rey! — disse agitando la mano. — Scommetto che il vecchio tedesco... hehehe, è un porco di prima scelta! Sono sicuro che gli piaceva guardare perché sotto sotto nasconde i peggiori segreti! Senti, ma quando vengono a Margarita mi raccomando, fammeli conoscere. Mi farebbe troppo piacere. Organizziamo una bella seratina con loro, mi unisco anche io! Guarda che ai biondi maturi io non so proprio dire di no!
Proprio mentre stavamo parlando, il mio telefono vibrò in tasca. Lo tirai fuori: era un messaggio da parte di Andrea. Mi scriveva che entro un paio di giorni sarebbero arrivati a Margarita e chiedeva se il nostro invito fosse ancora valido.
Risposi subito dicendo che era assolutamente valido e mi feci dare il numero del volo e l'orario di atterraggio, spiegandole che saremmo andati noi a prenderli direttamente all'aeroporto.
In tasca rimisi il telefono e mi girai verso Cesar:
— Non ti preoccupare, marica. Tra un paio di giorni arrivano. Organizziamo una cena a casa nostra e, ovviamente, sei ufficialmente invitato anche tu.
Cesar finì il suo whisky in un colpo solo, ammiccando con uno sguardo che prometteva scintille. Due giorni dopo, io e Stefany eravamo parcheggiati fuori dall'aeroporto di Porlamar, pronti ad accoglierli. Quando vedemmo spuntare Andrea e Jonas tra la folla dei passeggeri, gli andammo incontro con grandi sorrisi e abbracci calorosi. Erano entusiasti di essere arrivati a Margarita. Caricammo i loro bagagli nel portabagagli e imboccammo la strada verso il nostro appartamento.
Appena arrivati a casa, mostrammo loro la struttura. Avevamo preparato tutto nei minimi dettagli: una stanza tutta per loro, perfettamente pulita, con lenzuola fresche e il loro bagno privato.
— Sistematevi pure con calma e mettetevi comodi — dicemmo, lasciando loro il tempo di cambiarsi e rinfrescarsi dopo il volo.
Poco dopo, i due tedeschi riapparvero in corridoio con vestiti leggeri da spiaggia, pronti a scoprire l'isola. Non perdemmo tempo: salimmo tutti in macchina, accendemmo lo stereo e ci dirigemmo verso una delle spiagge più particolari di Margarita, famosa proprio per le guacuco, le tipiche vongole venezuelane.
L'atmosfera era spettacolare. Parcheggiammo vicino alla riva, tirammo fuori le prime birre ghiacciate dal frigo portatile e camminammo verso la battigia. Spiegai subito a Jonas e Andrea come funzionava la pesca lì: bastava entrare in acqua dove la risacca era debole e, camminando a piedi nudi, fare dei piccoli movimenti rotatori con i piedi nella sabbia bagnata. Non appena sentivi un guscio duro sotto la pianta del piede, bastava chinarsi a raccoglierlo.
I due tedeschi si divertirono come matti. Inizialmente sembrava un gioco, ma ci presero subito gusto; nel giro di una mezz'ora, muovendoci tutti insieme lungo la riva tra una birra e l'altra, tirammo fuori più di un chilo di vongole freschissime. Sarebbero state il condimento perfetto per gli spaghetti della sera.
Mentre eravamo ancora in spiaggia a goderci il sole e il mare, tirai fuori il telefono per mandare un messaggio a Cesar:
"Marica, stasera prendi un taxi e vieni direttamente a casa nostra per le otto. Le vongole sono pronte e ci sono i nostri amici tedeschi. Non mancare."
Sulla strada del ritorno verso casa, decidemmo di fermarci a fare la spesa per la serata. Guidai dritto verso Porlamar, dove si trovava il "Casamia", il ristorante italiano del mio amico Mario, famoso sull'isola perché preparava dell'ottima pasta fresca all'uovo. Entrai e mi feci dare da Mario un chilo di tonnarelli freschi fatti a mano: sapevano che con le nostre guacuco sarebbero stati la fine del mondo.
Subito dopo ci fermammo al supermercato per completare la spesa generale. Nel carrello mettemmo una cassa di birra ghiacciata, un paio di bottiglie di rum e tutto il necessario per la cena. Al momento di arrivare alla cassa, Jonas tirò fuori il portafoglio e insistette a tutti i costi per pagare lui la spesa della serata, ma lo bloccai subito con un gesto deciso:
— No, hermano, non se ne parla proprio. Siete miei ospiti a Margarita — gli dissi col sorriso, impedendogli di cacciare un solo dollaro.
Caricata la spesa nel portabagagli, ripartimmo verso l'appartamento. La prima cosa che feci appena rientrati a casa fu prendere il secchio con il chilo abbondante di vongole; le sciacquai sotto l'acqua corrente e le misi a spurgare in una bacinella d'acqua fresca per qualche ora, così da eliminare ogni residuo di sabbia.
A quel punto, con la spesa sistemata e la cena impostata, ci dividemmo per andare a fare una doccia fresca e riposarci un po'. L'atmosfera in casa era rilassata, il profumo del mare ci andava addosso e c'era quella bella stanchezza tipica delle giornate di spiaggia. Ci prendemmo un paio d'ore di relax totale per ricaricare le pile, in attesa che scoccassero le otto e che il campanello annunciasse l'arrivo di Cesar per dare inizio alla serata.
Alle otto meno un minuto, puntuale come un orologio, il campanello suonò. Andai ad aprire e mi trovai davanti Cesar, vestito completamente di bianco, con i suoi modi svolazzanti e il sorriso delle grandi occasioni stampato sul viso affilato. In mano stringeva orgoglioso una bottiglia di Buchanan's 18 anni, il suo liquore feticcio.
— ¡Ay, papito! ¡Buenas noches a tutti! — esclamò entrando in casa come se dovesse salire su un palcoscenico, gesticolando e riempiendo subito la stanza con la sua energia travolgente.
Lo accompagnai nel salone e lo presentai ufficialmente a Jonas e Andrea. Avendo la cucina a vista che dava direttamente sulla zona giorno, l'atmosfera divenne subito intima e informale. Cesar non perse tempo: aprì la bottiglia di Buchanan's e iniziò a servire a tutti un aperitivo di whisky on the rocks, facendo tintinnare il ghiaccio nei bicchieri e offrendo il primo brindisi della serata con uno dei suoi sguardi complici.
Mentre loro chiacchieravano e sorseggiavano il whisky, io mi misi ai fornelli. Presi i tonnarelli freschi di Mario e preparai il sugo con le guacuco che avevamo pescato la mattina. Per dare il tocco tipico di Margarita, insieme a un pizzico di peperoncino piccante, aggiunsi l'immancabile ají dulce: quel piccolo peperoncino dolce locale, non piccante ma incredibilmente profumato, che sprigionò subito un aroma pazzesco in tutta la casa. Scolai la pasta al dente e la mantecai energicamente nella padella, facendo legare i tonnarelli all'uovo con il succo delle vongole,completantondoli con una manciata di profumatissimo prezzemolo tritato.
Verso le nove ci mettemmo a tavola. Fu una cena semplice ma straordinaria, a base di tonnarelli fumanti e birra ghiacciata a fiumi per contrastare il calore della notte caraibica. Tra una forchettata e l'altra, iniziarono i discorsi generali sulla vita dell'isola e sui loro viaggi, ed è lì che Cesar diede il meglio di sé.
Con i suoi modi teatrali, i toni di voce che passavano improvvisamente dal sussurrato allo squillante e i suoi immancabili "mi rey" e "papito" rivolti a Jonas, mise in piedi il suo solito show. Iniziò a fare battute a doppio senso, a punzecchiare i due tedeschi e a fare domande sempre più indiscrete con un'ironia così genuina che Andrea e Jonas iniziarono a ridere di gusto, totalmente affascinati da quel personaggio senza filtri. L'atmosfera era esattamente come l'avevo immaginata: leggera, divertente e piena di calore.
Sotto la superficie di quella cena tranquilla, però, stava scorrendo un’energia pazzesca. Io, concentrato sui miei tonnarelli e sulle chiacchiere, all'inizio non ci avevo fatto caso, ma Stefany era stata molto più lesta di me. Sotto il tavolo, mi arrivò una prima gomitata decisa sul fianco, seguita subito dopo da un'altra. Mi girai a guardarla e lei, con un leggero movimento degli occhi, mi indicò l’altra parte del tavolo.
C’era un’elettricità strana, sottile e vibrante, che ballava dritta tra Cesar e Jonas. Il mio amico aveva chiaramente puntato la sua preda: gesticolava, lanciava sguardi carichi di promesse e parlava con quel suo modo teatrale, mentre Jonas, solitamente così distaccato e olimpico, rispondeva a ogni battuta con gli occhi fissi nei suoi, decisamente al gioco. Cesar aveva già steso la sua rete.
Finiti i tonnarelli, tra una birra ghiacciata e l'altro, ci scolammo anche l'intera bottiglia di Buchanan's 18 anni. L'alcol aveva scaldato gli animi e Cesar, alzandosi con un balzo, propose la mossa successiva:
— ¡Ay, papito! Non possiamo mica rimanere chiusi qui. Stasera vi porto io a fare un giro per i veri locali di Margarita!
Andrea e Jonas accettarono subito, entusiasti. Salimmo tutti in macchina e ci dirigemmo verso il lungomare, fermandoci in un paio di locali proprio sulla spiaggia. L'atmosfera lì era pazzesca: tavolini bassi sulla sabbia, luci calde e soffuse, musica lounge in sottofondo e la brezza del mare che mitigava il caldo della notte.
Ci accomodammo attorno a un tavolo a pochi metri dalla risacca. Io, Stefany e Andrea parlavamo fitto, ridendo e bevendo ancora, mentre cercavamo continuamente di coinvolgere Jonas nei nostri discorsi. Ma lo sguardo del tedesco tornava sempre lì, su Cesar, che dal canto suo non smetteva un secondo di stuzzicarlo.
A un certo punto, Cesar si alzò:
— Vado un secondo in bagno.
Jonas, senza inventare scuse o fare finta di niente, si alzò immediatamente dopo e lo seguì.
Io e Stefany ci guardammo di sfuggita. Andrea sorrise, finendo il suo cocktail con totale disinvoltura. Quei due rimasero via per qualche minuto, un tempo sufficiente a far capire a tutti cosa stesse succedendo. Quando rientrarono al tavolo insieme, la scena parlava da sola: Cesar aveva stampato in faccia quello che io chiamavo lo "sguardo del signore" — l'aria fiera e soddisfatta di chi ha ottenuto esattamente ciò che voleva — mentre Jonas si risedette con un mezzo riso dipinto sulle labbra, gli occhi ancora più lucidi di prima.
A quel punto fu proprio Cesar a prendere in mano le redini del gioco. Non aspettò che fossimo noi a muoverci; finì il suo drink, ci guardò tutti con un sorriso malizioso e disse con la sua solita teatralità:
— ¡Bueno, mis reyes! Penso che l'aria della spiaggia stia diventando troppo fresca. Che ne dite se torniamo tutti all'appartamento a finire la serata come si deve?
Guardai Stefany, che mi fece un cenno d'intesa con la testa. Avevamo capito tutti che la situazione si era fatta decisamente interessante per lui. Pagai il conto velocemente, salimmo in macchina e ci dirigemmo verso casa.
Quando aprimmo la porta dell'appartamento, non ci fu un assalto immediato. C'era una strana tensione nell'aria, una suspense densa che rendeva ogni movimento rallentato, quasi studiato. Ci togliemmo le scarpe, lasciando che i piedi nudi assaporassero il fresco delle mattonelle. Io andai in cucina a versare gli ultimi sorsi di rum nei bicchieri, mentre la musica bassa dello stereo riempiva il silenzio.
Andrea si sedette sul bordo del grande divano, accavallando le gambe e guardandoci, mentre Stefany le si sedette vicino, sfiorandole il ginocchio. Al centro della stanza, Cesar e Jonas rimasero in piedi l'uno di fronte all'altro per un tempo che parve infinito, sfidandosi con lo sguardo. Jonas fece un passo avanti e, con estrema lentezza, portò una mano al colletto della camicia di Cesar, iniziando a sbottonarla un bottone alla volta, senza staccare gli occhi dai suoi. Cesar respirava affannosamente, lasciando fare, completamente immobile sotto le mani del tedesco. Solo quando la camicia cadde a terra, rompendo quell'incantesimo di attesa, i vestiti di tutti gli altri iniziarono a scivolare sul pavimento, lasciandoci nudi sotto le luci soffuse del salone.
Se a Los Roques Jonas era rimasto un pacifico e silenzioso spettatore delle nostre evoluzioni con Andrea, stavolta la musica era cambiata del tutto. L'ingresso di Cesar aveva rotto ogni freno inibitore nel tedesco, rivelando la sua vera natura fino ad allora nascosta.
Io, Andrea e Stefany ci calamitammo subito sul lato destro del divano, dando inizio al nostro solito trio collaudato: le mie mani iniziarono a esplorare il corpo giunonico della bionda, mentre Stefany si chinava per baciare il suo collo e scendere verso i suoi seni caldi. Ma i nostri occhi erano inevitabilmente calamitati da quello che stava accadendo al centro della stanza.
Jonas aveva preso il controllo totale della situazione, rivelando un'energia dominante impressionante. Afferrò Cesar per i capelli neri e ricci, tirandogli indietro la testa con forza per costringerlo a guardarlo dall'alto. Il mio amico, desideroso solo di quella sottomissione che amava alla follia, si inginocchiò spontaneamente sul pavimento, emettendo un gemito soffocato. Aprì la bocca con una foga pazzesca per accogliere il membro teso del tedesco, che entrò profondo. Jonas iniziò a spingere con un ritmo serrato e implacabile, usando la bocca di Cesar a suo piacimento. Il mio amico assecondava ogni affondo con le mani aggrappate alle cosce possenti del tedesco, gli occhi sbarrati dal piacere e il viso già rigato di bava e lacrime per l'intensità di quel rapporto , eppure continuava a spingere con il collo per averne ancora di più.
Dopo diversi minuti di quella sottomissione orale, Jonas decise di cambiare marcia. Sollevò Cesar di peso, afferrandolo per i fianchi magri, e lo fece piegare carponi contro lo schienale della poltrona in pelle, bloccandogli i polsi dietro la schiena con una sola mano. Cesar era completamente bloccato, offerto alla bramosia del tedesco. Jonas si posizionò, sputò sulle dita per lubrificare e, senza un briciolo di pietà, sferrò un solo affondo secco e profondo, entrando direttamente nel suo culo.
Cesar cacciò un urlo di puro godimento caraibico che riempì la stanza, un grido che univa dolore e lussuria assoluta:
— ¡Ay, mi rey! ¡Dale duro, por favor! ¡Soy tuo, cazzo, dale! — gridava quel poveraccio, completamente sottomesso e travolto dai colpi tremendi, vigorosi e battenti che il tedesco gli stava infliggendo da dietro.
Jonas non rallentò; al contrario, aumentò il ritmo in modo sauvage, facendo sbattere i loro corpi con un rumore sordo che ritmava la stanza. Le pareti anali di Cesar si stringevano come una morsa intorno al membro del tedesco, che a ogni spinta affondava fino alla radice, incurante delle lacrime che ormai bagnavano il viso del mio amico, totalmente perso in quell'estasi passiva.
Vedere quella scena così cruda diede una spinta mostruosa anche al nostro trio. Presi Andrea per i fianchi, la girai sul divano e la penetrai selvaggiamente da dietro, mentre Stefany si metteva davanti a lei, carponi, offrendo la sua bocca ad Andrea per raccogliere i suoi gemiti in un bacio profondo e pieno di saliva. Il rumore dei nostri corpi uniti si mischiava ai colpi sordi e ai gridolini estasiati di Cesar, creando una sinfonia di pura lussuria che dominava la notte di Margarita.
L'orgasmo arrivò quasi per tutti insieme, potente e incontrollabile. Mi sfilai da Andrea all'ultimo secondo, lasciando la mia impronta sul suo corpo turgido, mentre Jonas lanciava un ultimo affondo profondo dentro Cesar, venendo dentro di lui con un gemito rauco e potente.
Restammo distesi sul pavimento e sul divano tutti quanti, esausti, svuotati e incredibilmente appagati, lasciando che il silenzio dell'appartamento venisse riempito solo dai nostri respiri affannati. Cesar rimase disteso a pancia in giù sulla poltrona, mentre Jonas lo accarezzava sulla schiena con insospettabile dolcezza, finalmente rilassato.
Dopo qualche minuto di totale silenzio, in cui si sentiva solo il rumore del condizionatore, Cesar si girò faticosamente su un fianco. Si passò una mano tra i ricci spettinati, si ripulì un angolo della bocca e, guardandoci tutti con l'aria di chi la sa lunghissima, esclamò con il suo solito tono teatrale:
— ¡Ay, papitos! Ve l'avevo detto io al casinò... Il mio sesto senso è infallibile per i porci, anche a distanza di chilometri!
Ci guardammo per un istante e poi scoppiammo tutti quanti in una grandissima risata liberatoria che riempì il salotto, stampando la parola fine su quella folle e indimenticabile notte di Margarita.
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